02 Marzo 2020

Referendum, parla Nannicini, uno dei promotori: "Conte comincia a porsi il problema del rinvio. Io isolato? Tanti voteranno come me nel Pd"

Io isolato? Tanti voteranno come me nel Pd"

Repubblica

Tiziana Testa

Referendum, parla Nannicini, uno dei promotori: "Conte comincia a porsi il problema del rinvio. Io isolato? Tanti voteranno come me nel Pd"

Tommaso Nannicini, lei è uno dei tre senatori che hanno raccolto le firme necessarie per il referendum contro il taglio dei parlamentari. Oggi il premier Conte - in un'intervista al Fatto - sull'ipotesi di un rinvio legato all'emergenza coronavirus ha detto: "Al momento rimane fissata la data del 29 marzo, ma ci riserviamo di prendere una decisione definitiva nei prossimi giorni". La considerate un'apertura?

"Può darsi. Se non altro il governo si sta ponendo il problema. Noi da giorni avevamo chiesto l'apertura di un tavolo per capire se ci sono le condizioni per la campagna elettorale e per andare alle urne. E secondo noi era giusto prendere una decisione con almeno un mese d'anticipo, cioè prima dell'apertura della campagna referendaria". 

Finora però dal comitato promotore non è arrivata una richiesta formale di rinvio (sono solo i radicali a invocarlo ufficialmente). 

"Perché noi pensiamo che spetti al governo prendere una decisione, perché è il governo che conosce le condizioni di salute pubblica. Certo riteniamo utile che siano coinvolti i promotori e siano sentiti i comitati, che conoscono le difficoltà sui territori. Per questo abbiamo proposto un tavolo".

In queste condizioni è difficile anche prevedere una data adeguata per l'eventuale rinvio. 

"Certo, ma la finestra è abbastanza ampia". 

Giugno potrebbe essere un'ipotesi?

"Sarebbe una data prudente". 

Se invece la data del 29 marzo dovesse essere confermata, quali sarebbero le condizioni della campagna referendaria?

"È molto difficile fare iniziative pubbliche. Al di là degli spazi autogestiti, che non guarda nessuno, non ci sono molte alternative. Utilizzeremo soprattutto i social. Ma certo è una battaglia di Davide contro Golia. Sottolineo che la salute dei cittadini viene prima di tutto. Quindi trovo inaccettabile il dibattito di questi giorni sulle convenienze: un rinvio del referendum rende possibile il voto anticipato? Avvantaggia il sì o il no? Spazziamo via questi argomenti, non dividiamoci come nel calcio su Juve-Inter".

In effetti una partecipazione bassa potrebbe forse avvantaggiare il no, portando alle urne soprattutto i cittadini più motivati?

"Ho già detto che non partecipo a questo dibattito. Guardiamo alle esigenze dei cittadini non alle convenienze di una parte o dell’altra". 

Come esponente del Pd, non si sente isolato? Il segretario, Nicola Zingaretti, ha definito il referendum un errore. Dice che rischia di trasformarsi in un voto pro o contro il parlamentarismo. 

"Il Pd ha criticato il referendum, non ha preso una posizione chiara sul sì o sul no in assemblea, quindi non mi sento isolato a votare contro la riforma. Tanti nel partito la pensano come me e si pronunceranno per il no. Ci sono anche comitati democratici per il no. L'antiparlamentarismo per me non è nel chiedere cosa pensano i cittadini, ma proporre un taglio lineare anticasta".

In queste ore, per l'emergenza economica provocata dal coronavirus, si parla tanto della possibilità di sforare il deficit. Su questo sembra esserci un'ampia convergenza non solo nella maggioranza, ma anche nell'opposizione. È d'accordo o c'è qualcosa che la preoccupa? 

"In questi giorni ho già detto che serve uno shock, che non bastano interventi circoscritti, sul modello utilizzato per i terremoti. Non possiamo fare i keynesiani solo ai convegni, serve un serio pacchetto di stimoli ovviamente compatibile con il nostro debito pubblico".

Quante possibilità abbiamo che le nostre richieste siano accolte dai partner europei?

"In Europa abbiamo argomenti molto solidi. Tanto più che se l'Italia va in recessione è un problema per tutta l'Unione. Dobbiamo contrattare un pacchetto di stimolo con credibilità e unità istituzionale".