20 Gennaio 2020

Su Craxi il PD accetti il suo passato in modo consapevole

Una forza politica che si dice erede dei riformismi del ‘900 non può andare in tilt ogni volta che si parla della loro storia.

Il Messaggero

Mario Ajello

Su Craxi il PD accetti il suo passato in modo consapevole

Tommaso Nannicini, economista, senatore dem, fa un invito al suo partito: “Il Pd deve rilassarsi su Craxi”. 

Vale a dire? 

“Una forza politica che si dice erede dei riformismi del ‘900 non può andare in tilt ogni volta che si parla della loro storia. E i partiti non sono tribunali che devono assolvere o condannare il passato”. 

Il Pd non riesce a non essere forcaiolo su Craxi? 

“Il nostro è un riflesso condizionato. Ogni volta che c’è da difendere l’autonomia della politica dal moralismo e dal giustizialismo, scatta il timore che qualche giornale o qualche magistrato ci redarguisca”. 

Come liberarsi dal tic? 

“Accettando il proprio passato in modo consapevole. Ciò significa poter parlare delle battaglie di civiltà che i socialisti italiani hanno condotto sotto la guida di Craxi per migliorare il Paese, senza che si alzino sterili polveroni su altro. Ho appena visitato qui ad Hammamet la mostra con le foto di Craxi. Ce n’è una molto bella con Havel, Dubcek e Juri Pelikan. Ecco, allora i socialisti aiutavano i dissidenti delle dittature di destra e di quelle di sinistra. Per la Dc e il Pci, invece, le lotte per la libertà andavano bene soltanto se erano  rivolte contro i dittatori nemici e non quelli amici”. 

A Zingaretti manca il coraggio su Bettino? 

“Il problema non è il segretario ma la cultura politica di gran parte del gruppo dirigente. Non riusciamo a emanciparci dal manicheismo, dalla ricerca di santi e di peccatori. Sull’altare Berlinguer e nella polvere Craxi non va bene, ma non andrebbe bene neppure il contrario”. 

E la revisione non parte? 

“Per molti, beatificare Berlinguer e mistificare la memoria di Craxi è un modo per salvare non la storia del Pci, ma la propria. La demonizzazione di Craxi non parte con Tangentopoli, ma su temi politici precedenti: dalla scala mobile alla Grande riforma, dalla responsabilità civile dei magistrati all’anticomunismo di sinistra”. 

La questione  morale ha fatto premio su tutto? 

“Sì. Con Tangentopoli si cerca di giustificare ex post, su presunte basi etiche, una demonizzazione tutta politica. Ma se si parlasse davvero di politica, si scioglierebbe il trucco”.