25 Gennaio 2021

"Stop alla caccia ai senza fissa dimora, adesso ognuno faccia un passo indietro"

Non è tempo per ripicche e opposte tifoserie, non è il momento dei responsabili ma della responsabilità

Il Messaggero

Ma. Con.

"Stop alla caccia ai senza fissa dimora, adesso ognuno faccia un passo indietro"

Senatore Nannicini, come si esce da questo imbuto nel quale si è cacciata la crisi?

«Facendo tutti un passo indietro. Non è tempo per ripicche e opposte tifoserie. Non è il momento dei responsabili, ma della responsabilità. Si parta dalla maggioranza che ha governato sinora cercando di allargarla in Parlamento sulla base di convergenze sui problemi che abbiamo di fronte. A cominciare dal Recovery Plan e dal piano vaccinazioni».

È possibile che questo accada prima dei voti che ci saranno a metà settimana in Parlamento?

«Mi auguro che non si continui a saltellare di votazione in votazione cercando voti qua e là in Senato. La politica deve trovare un’intesa intorno a un programma di legislatura e mettere insieme una maggioranza quanto più possibile coesa. Non si può continuare con la caccia di parlamentari senza fissa dimora ogni settimana».

Ce l’ha con Conte?

«Con tutti quelli che non rilanciano sulle idee. Anche il presidente del Consiglio, nel suo passaggio parlamentare della scorsa settimana, è stato molto timido nel far capire che serve una svolta sui contenuti. Non fa bene leggere che sono pronti i decreti per allargare il numero di ministri e sottosegretari per accontentare qualche transfuga, quando servirebbe altro, magari un decreto per accorpare ministeri, per esempio Sviluppo Economico e Ambiente, rilanciando l’azione di governo intorno a una visione».

Se la relazione del ministro Bonafede dovesse passare, ma senza la maggioranza, che cosa può accadere?

«Paradossalmente il voto di giovedì cambia poco. Se si sopravvive, non si può pensare di vivacchiare andando a caccia di voti settimana per settimana. Se invece si va sotto, è evidente che si apre un formale percorso di crisi. Mi chiedo infatti perché non si faccia subito qualcosa».

Cioè Conte dovrebbe recarsi dal presidente Mattarella prima del voto?

«Secondo me sì, aiuterebbe a sbrogliare la matassa e rafforzerebbe anche lui».

Perché Renzi non molla e viene considerato inaffidabile?

«Mi appassiono poco a esercizi di psicologia politica. Penso però che se quello di Renzi è un bluff, perché è interessato a cacciar via Conte e non ai contenuti, c’è un modo molto semplice per smascherarlo: rilanciare con forza sui contenuti. È così che si capisce, non con l’hashtag “avanti con Conte”».

Peraltro un hashtag condiviso con il M5S. 

«Lo considero uno dei punti più bassi della parabola del Pd. Il tema non è Conte-sì Conte-no. Conte è un punto di equilibrio e può continuare a svolgerlo da Palazzo Chigi, ma il punto ora è il programma. Se invece dietro alle barricate per Conte c’è un disegno politico di costruzione di un fronte pseudo-progressista con M5S, Leu e centristi per Conte, beh ritengo che sia la morte del Pd. E penso che per deciderlo occorra almeno un congresso».

Beh, c’è anche chi ha ricordato l’idea di Renzi di fare come Macron e di svuotare il Pd.

«C’è stata una scissione ed è evidente che si crei conflitto. Io sono stato contrario alla scissione, così come alla crisi al buio, ma trovo contraddittorio che il mio partito sbeffeggi continuamente Renzi per il 2-3% che ha e poi passi il 90% del tempo a parlare di lui. Dipende da noi, dalla nostra capacità di fare politica, non dai fantasmi, evitare di finire come il partito socialista francese».

Prodi ieri su questo giornale ha tratteggiato un governo di unità nazionale sorretto da tutte le forze europeiste. È possibile?

«Non è da escludere se ci si avvita per colpa di veti incrociati e ripicche, ma io spero che ci sia una maggioranza politica con un patto di legislatura. E magari con un premier politico. Non passerei dalla caccia ai transfughi alla caccia ai tecnici».

Sul Recovery Plan sembrano esserci i piani di spesa, ma non si sa ancora nulla sulle riforme. Perché?

«Occorre uscire dall’equivoco secondo il quale il Recovery Plan è una sorta di legge di bilancio pagata dall’Europa. È invece un’occasione di sviluppo dove dobbiamo mettere, accanto alle spese, idee e riforme. Mi auguro che il passaggio parlamentare del Recovery alzi un po’ il livello del dibattito».