La Repubblica

Referendum, Nannicini a Zingaretti: “Risparmiamoci la direzione se il Sì è già deciso. Il Pd non si faccia dettare la linea”

TIZIANA TESTA
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“Nessuna clava, su questo tema molti militanti e perfino tanti padri fondatori sono contrari”.

 

Tommaso Nannicini, lei è un senatore del Pd ma anche uno dei promotori del referendum contro il taglio dei parlamentari. Le fischiavano le orecchie mentre leggeva Zingaretti su Repubblica? Ha detto che il referendum sta diventando “una clava per colpire il Pd, la maggioranza e il governo stesso”.
“In verità Zingaretti riconosce anche le ragioni del No e che ci sono dei problemi in assenza di quei correttivi che erano previsti nello stesso accordo di governo, ma di cui non si vede l’ombra. Forse sarebbe il caso di essere più espliciti quando si dice che il No è un modo per dare una spallata al governo. A chi si riferisce? Una cosa che comunque non vedo. Tra l’altro anche Salvini e Meloni sono per il Sì”.

Salvini è ufficialmente per il Sì ma certo non si sta impegnando in campagna elettorale. 
“Questo è un processo alle intenzioni. Io guardo le posizioni in campo e rilevo semmai l’errore, da parte di Zingaretti, di politicizzare questo referendum costituzionale. È un errore già fatto nel 2016 da Matteo Renzi. Per questo andava evitato l’accorpamento di amministrative e referendum, un altro diktat dei 5Stelle cui ci siamo piegati. Quindi il Pd farebbe bene, nella direzione di lunedì – anche di fronte alle prese di posizione di molti nostri elettori e padri nobili – a lasciare libertà di voto”.

Il segretario però, nella sua lettera, si è augurato condizioni il più possibili unitarie per il Sì.
“Allora cosa facciamo a fare la direzione, se è solo un teatrino a poche settimane dal voto e c’è già un orientamento? Avremmo anche evitato di esporre il Partito democratico alle ironie social. Che c’è un referendum si sa da gennaio. Non bisognava legare questo voto a quello delle Regionali, anche per non politicizzarlo. E poi spero che lunedì si parli anche dei correttivi”.

Se ne parlerà già oggi in commissione Affari costituzionali alla Camera: sia di legge elettorale che di modifica della base regionale per l’elezione dei senatori.
“Evitiamo di spacciare per riforma costituzionale il teatrino dell’incardinamento di un testo in qualche commissione. Ci deve essere un accordo chiaro e forte, un quadro complessivo di riforma. È la prima volta che chi invita a votare Sì lo fa su riforme che arriveranno dopo. È ridicolo. E poi alcuni correttivi, come l’obbligo di referendum per cambiare la Costituzione o la fiducia a camere unificate, andrebbero nella direzione giusta. Altri di cui si parla sono sbagliati, perché congelerebbero il nostro bicameralismo paritario. Il contrario di quello che propone il centrosinistra da decenni”.

I 5Stelle obiettano che era inutile introdurre i correttivi fino al referendum.
“È l’errore iniziale di tutto questo pasticcio. Il numero dei parlamentari è la coda, non il principio di una riforma costituzionale. Pensare di mettere in sicurezza una riforma costituzionale con una legge elettorale è una sciocchezza perché Salvini e Meloni potrebbero cambiarla in un minuto”.

Lei prima ha detto “anche su questo ci siamo piegati al diktat grillino”. Vuol dire che non è l’unico caso? Che c’è una sorta di sudditanza?
“Noto che i decreti Salvini sono ancora lì e ne parliamo dopo il 20 settembre. Noto che il Mes ancora non viene utilizzato anche se Zingaretti giustiamente lo ritiene utile mentre  il taglio dei parlamentari è legge e si va verso un referendum senza correttivi.  Sono esempi di una linea troppo spostata sulle priorità di una forza politica”

Non è che nel Pd, su referendum e regionali, è ripartito una sorta di Congresso per mettere in minoranza Zingaretti? Orlando giorni fa ha detto: “Stanno tornando quelli del 15 per cento”, riferendosi ai renziani...
“È un modo di fare politica che mi lascia perplesso, il Pd di prima e il Pd di dopo. Vorrei solo che il Pd potesse ritrovare l’orgoglio della proprià identità senza farsi dettare la linea dai 5Stelle.

Se le elezioni regionali dovessero andare male, si porrebbe un problema per il governo e per la segretaria dem?
“Al di là del pallottoliere, ci saranno valutazioni da fare su come viene percepito il Pd nel Paese. E ripeto, il Referendum non c’entra con la tenuta del governo. C’entra casomai con lo sconfiggere una certa demagogia antipolitica e antiparlamentare che ha già fatto troppi danni”.

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