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Il Sole 24 ore

Riforma spagnola, il grande equivoco

In Italia si fa un gran parlare della riforma spagnola del mercato del lavoro attuata dal governo Sanchez (Real Decreto-ley 32/2021). Il problema è che, come avviene spesso da noi, se ne parla con un mix di ideologismo e spensierata superficialità. Per alcuni, quella legge è il simbolo di una riforma agli antipodi del nostro Jobs act e in grado di sconfiggere la precarietà.
Tommaso Nannicini
Lavoro/#riforme

Il Riformista

Terzo settore, aumentare gli stipendi è possibile

Come denunciato dal Forum del Terzo settore e discusso a più riprese sul Riformista, il Pnrr rischia di passare sopra – come se niente fosse accaduto – al mondo del privato sociale, i cui enti potranno al massimo essere coinvolti indirettamente da qualche istituzione locale. Purtroppo questo fenomeno è solo la spia di una patologia più grave, di una fragilità e di una perdita di prospettiva dell’intervento pubblico nel nostro Paese
Tommaso Nannicini
Welfare/#terzo settore

Il Riformista

II caos burocratico è colpa della politica

Il Pnrr sarà una grande occasione mancata non solo perché quei soldi (in buona parte presi a debito) finiremo per spenderli male, ma perché un programma di spesa di siffatte dimensioni in tempi così stretti avrebbe dovuto innescare una grande riflessione collettiva su ragioni e modi dell’intervento pubblico in Italia. Riflessione che non si è vista né adesso né nella scorsa legislatura, quando c’era un governo semi-tecnico sorretto da una maggioranza di unità nazionale.
Tommaso Nannicini
Democrazia

Il Riformista

Ve lo buco ‘sto Jobs act: luci e ombre di una riforma

Un fantasma si aggira tra le stanze della politica italiana: il fantasma del Jobs act. Una riforma fatta in un altro mondo (8 anni fa), così ampia e complessa da essere difficilmente etichettabile (8 decreti legislativi), in larga parte inattuata e in piccola parte superata (da una sentenza della Corte …
Tommaso Nannicini
Lavoro/#jobs act

Il Riformista

Presidenzialismo: giù la maschera

Le opposizioni hanno due modi per reagire alle “consultazioni” che la presidente Meloni ha avviato in tema di riforme istituzionali. Il primo è quello di gridare al rischio di deriva plebiscitaria e al fascismo alle porte, se la destra non ammainerà la bandiera del presidenzialismo. Il secondo è quello di andarne a vedere il bluff, dicendosi pronte a discutere di un assetto istituzionale equilibrato, che possa prevedere anche l’elezione diretta del Presidente della Repubblica o del capo del governo, a patto che ci siano alcuni paletti fondamentali per la qualità della democrazia. Ci sono due motivi per cui la seconda reazione sarebbe più utile della prima.
Tommaso Nannicini
Democrazia/#presidenzialismo