Basta scuse, liberiamo le nostre startup

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Ieri sono intervenuto in aula sulla legge di delegazione europea, che è un provvedimento importante per raccordare l’ordinamento italiano con quello dell’Unione Europea. Ho parlato della digitalizzazione del nostro diritto societario, di startup innovative e del convitato di pietra, i notai.

Nelle scorse settimane ci sono state polemiche e legittime preoccupazioni nel mondo delle startup e soprattutto delle startup innovative rispetto a passi indietro nella costituzione semplificata, online e senza costi, di società (si veda qui e qui). In verità, quelle preoccupazioni sono legate a una sentenza del Consiglio di Stato che, su ricorso del Consiglio Nazionale del Notariato, ha annullato un decreto del Mise del 2016. È vero che fino a nuovi interventi legislativi, le startup italiane non potranno costituirsi gratuitamente online come facevano prima. Ma questo non ha niente a che vedere con la legge di delegazione (che prevede principi di delega e i cui effetti ancora non esistono), ma è una conseguenza della sentenza del Consiglio di Stato.

Anzi, come ho spiegato in aula e come intendo chiarire con un ordine del giorno, l’attuazione dei principi e dei criteri contenuti nella legge di delegazione potrebbero — e dovrebbero — essere il luogo che dà la possibilità al Governo di far chiarezza e semplificare il recepimento della direttiva europea sulla costituzione online delle società. La direttiva, infatti, vuole favorire la costituzione online di società con un obiettivo chiaro: ridurre i costi, le tempistiche e gli oneri amministrativi, in particolare per le piccole e medie imprese. È chiaro che il suo recepimento non potrà rappresentare un passo indietro del nostro ordinamento rispetto al processo di digitalizzazione del diritto societario e alla necessaria semplificazione e flessibilità negli strumenti a disposizione delle startup.

Adesso il governo dovrebbe muoversi per ristabilire la costruzione online di società attraverso due strumenti, lasciando flessibilità nel loro utilizzo agli operatori economici come avviene in molti stati europei. Il primo: attraverso un atto pubblico notarile anche telematico, mediante una piattaforma che consenta la videoconferenza e la sottoscrizione da remoto dell’atto con firma digitale o altro tipo di firma elettronica qualificata. Il secondo: attraverso procedure telematiche che consentano l’utilizzo di modelli standard predefiniti e validati dal Mise e dal Ministero della giustizia, da sottoscrivere sempre con firma digitale o altro tipo di firma elettronica qualificata. Due strumenti rispetto ai quali lasciare libertà di scelta, senza imporre costi impropri o monopoli di fatto.

Spero di presentare presto l’ordine del giorno per fare chiarezza sugli impegni del governo. Dobbiamo superare il passo falso legato al decreto Mise del 2016 e alla sentenza del Consiglio di Stato, ridando certezza del diritto e rimuovendo oneri impropri che possano frenare la vitalità delle nostre startup e delle startup innovative. Vitalità di cui avremo un gran bisogno per affrontare le sfide che attendono la nostra economia.